donne

10 cose che fanno incazzare una donna (più una di bonus)

donna incazzata

1 – Trovare un capo d’abbigliamento che sembra perfetto per modello, colore e prezzo ma non è della taglia giusta.
Conseguentemente comincia quel bizzarro siparietto che vede la nostra protagonista rimanere intrappolata in una maglietta troppo stretta dalla quale non riesce a tirare fuori la testa o in un paio di scarpe di 2 taglie più piccole che la fanno soffrire tipo tortura delll’inquisizione.

2 – La domanda “sei dimagrita?”
È letale, a meno che la donna che la riceve sia effettivamente in dieta. In caso contrario si aprono dilemmi apocalittici nei quali la nostra donna agonizzerà per ore, conditi da domande quali “ma allora prima sembravo grassa?”

3 – Un ragazzo/uomo molto carino che rovina tutto con la sua grammatica approssimativa
…e la sua scarsa padronanza della lingua in generale. Ebbene sì, esistono anche gli uomini che rovinano tutto appena aprono la bocca o scrivono qualcosa.

4 – Andare al bagno in un locale e trovare una coda infinita.
Soprattutto fa incazzare il momento in cui ci si rende conto che almeno la metà delle altre donne in coda non hanno davvero bisogno della toilette.

5 – Perdere peso.
E contestualmente vedere il proprio seno che perde volume.

6 – “Fai come vuoi”
Detto dall’uomo, ovviamente.

7 – Un’altra donna che ha lo stesso vestito.
O, Dio ce ne scampi, che INDOSSA lo stesso vestito. Questa incazzatura viene esponenzialmente accentuata se si è sempre pensato che la donna in questione sia priva di stile: ciò implica che o ci si è sbagliate (fa incazzare) o si è prive di stile (fa incazzare due volte).

8 – L’umidità e/o la pioggia.
Soprattutto dopo aver consultato le previsioni del tempo e aver avuto il via libera da ilMeteo.it per andare dal parrucchiere per fare un taglio super fighissimo, super elaborato e ovviamente super costoso.

9 –“Dobbiamo fare questa o quella cosa”
Ad esempio, l’uomo dice “dobbiamo portare fuori il cane”. Dobbiamo chi? Cosa vorrebbe dire? Che devi portarlo tu? Che vuoi che vada io? Che non hai voglia di farlo? Che sei uno sfaticato? Fallo, no?

10 – Gli uomini seduti al lato passeggero.
I quali si agganciano alle maniglie della portiera e sussultano ad ogni incrocio, semaforo o curva. Ulteriore incazzatura: la domanda “vuoi che parcheggi io?”.

Bonus

10bis – Gli uomini

Hot or …what?

L’altro giorno ho assistito a un incredibile esperimento sociologico. E, mio malgrado, ne sono stato co-protagonista. È stato talmente sensazionale che ho aspettato alcune settimane per raccontarvelo, ho dovuto approfondire con me stesso tutti gli spunti di riflessione che il suddetto esperimento ha sollevato nella mia testa, fin troppo propensa all’auto erotismo mentale.

Ma andiamo con ordine.

Recentemente sono venuto a conoscenza di un’app per smartphone dal nome “Hot or not”. I più giovani o i più soli o i più… bisognosi di contatto umano la conosceranno già, ma per coloro che per un motivo o per l’altro non la conoscono, vado a spiegarne per punti il funzionamento.

1- Ci si iscrive.
2- Si accede al proprio profilo: si indica il nome (o nickname), la data di nascita, il sesso e la città in cui ci si trova.
3- Si sceglie una foto. Una foto in cui preferibilmente si è venuti bene. Se si è dotati di addominali stile WWE o lineamenti da fotomodello, bè, meglio che li metta in mostra.
4- Si comincia a visualizzare una serie di foto di altri utenti (secondo i propri gusti: data la mia eterosessualità ho scelto di vedere solo foto di ragazze). Sotto ogni foto sono presenti due tasti enormi, uno con un cuore e uno con una X.
5- Come i più sagaci avranno già capito, si esprime il proprio gradimento selezionando il tasto cuore, il proprio disinteresse selezionando il tasto X.
6- Volendo si può interagire con gli altri utenti iniziando una chat.
7- Fine.

Come sono venuto a conoscenza di questa app? Parlando con una ragazza, mia amica, la quale, dovo avermi elencato le principali features (inglesismo a caso) di Hot or not, decide di installarla. Io la seguo a ruota.

Al via l’esperimento sociologico.

-Ore 23
Io e la ragazza (che per convenzione chiameremo Cloe) installiamo l’app sui nostri smartphone.

-Ore 23.04
I settings (altro inglesismo a caso) dei nostri profili sono pronti, entrambi siamo ufficialmente iscritti.

-Ore 23.05
Cloe riceve una notifica, qualcosa del tipo “complimenti, hai appena sbloccato un badge: il tuo profilo sta avendo successo”.

Il mio smartphone giace silenzioso sul tavolo. Niente notifiche per me.

-Ore 23.05 (un paio di secondi dopo)
Cloe riceve un’altra notifica: “Tizio X ti ha inviato un messaggio”.

Il mio smartphone giace silenzioso sul tavolo del pub. Ancora nessuna notifica per me: controllo se la connessione è attiva. Lo è. Niente notifiche per me.

-Ore 23.06
Cloe riceve una terza notifica: “Tizio Y ti ha inviato un messaggio”.

-Il mio smartphone giace silenzioso sul tavolo di legno consumato del pub, come un monolitico simbolo della fredda tecnologia che si erge in mezzo ad un mare di assordante silenzio. Il silenzio delle notifiche. Niente notifiche per me.

-Cloe disinstalla l’app a fine serata (o almeno così asserisce).

-Io per le seguenti due settimane mantengo installata l’applicazione sullo smartphone: niente notifiche. Neanche una. Neanche un misero cuoricino.

-Al ventesimo giorno ho disinstallato l’app per evitare un attacco di depressione.

hot or fail

Hot or… fail?

 

Fine dell’esperimento sociologico: al via le considerazioni.

Non esiterei a descrivere la ragazza che mi ha introdotto nel mondo di “Hot or not” (e quindi della depressione, seppur passeggera) come carina e attraente, ma la differenza che intercorre tra me e gli altri utenti dell’app è che io, seppur in maniera marginale, conosco la ragazza in questione. Io SO perché -per me- Cloe è attraente. E tra i mille motivi che non starò qui ad elencare (c’è il rischio che legga questo articolo, mi imbarazzerebbe) i principali non hanno nulla a che fare con ciò che lei mostra in fotografia.

Ecco perché la mia depressione, passeggera solo fino a poche righe fa, si mostra un po’ più grave del previsto: io posso ritenere Cloe una persona fantastica, ma lei non lo saprà mai. Potrà forse solo immaginare che io la ritengo carina e attraente, ma potrebbe anche pensare che la mia opinione di lei sia molto bassa. Potrebbe pensare che io la ritenga una stronza viziata, oppure una persona fantastica e meravigliosa. O qualcosa in mezzo tra le due. Chi lo sa, non credo di averglielo mai detto. E di certo non in chat.

Ma se io non conoscessi Cloe e la contattassi in chat scegliendo di interagire con lei solo dopo aver visionato le sue foto, per dirle che è fantastica e meravigliosa, farei nascere in lei il legittimo dubbio che io la stia contattando solo perchè mi piacciono i suoi occhi o i suoi capelli. Di certo io, Utente Generico di Hot or Not, non posso esprimermi sui motivi REALI che fanno di Cloe una persona fantastica e meravigliosa: posso esprimermi sui tratti del viso, sul suo corpo, o più in generale sulla qualità della foto.

Siamo seri: nessuno contatterebbe mai una ragazza su un’app del genere per dire “complimenti per la qualità fotografica: la sapiente scelta dei filtri esalta questa o quella parte di te appianando al contempo lo sfondo circostante”. Potrebbe essere una buona frase d’aggancio, ma poco più. Dunque io, Utente Generico, apprezzerei la foto di Cloe. Non Cloe. Oppure, da perfetto uomo italico, semplicemente apprezzerei i suoi tratti somatici. E dico tratti somatici perchè voglio comportarmi da signore: è risaputo che gli uomini quando vedono una donna appena decente secondo gli standard del Drive In (per i nati tra i ’70 e gli ’80) e di Studio Aperto (dagli ’80 in avanti) sbavano, gonfiano il petto, fanno i cascamorti e (per i nativi digitali) cliccano “like”. Smoccolando frasi da perfetti gentlemen quali “cazzo che gnocca!”.

Fine delle considerazioni: al via le seghe mentali.

Cloe ha ricevuto un sacco di apprezzamenti (o cuoricini), io nemmeno uno. Mi piace pensare che questo sia dovuto al mio sesso. Mi piace pensare che il motivo per cui in nemmeno un minuto Cloe è stata contattata da un paio di persone e io da nessuno in due settimane sia semplicemente perchè lei è una donna e io un uomo. Mi piace pensare che quella sia un’applicazione per Pierini rincoglioniti con gli ormoni a mille, dimenticandomi per un attimo che anche io, sulla soglia dei trent’anni, non scherzo in quanto a danze ormonali. Mi piace pensare che non sia tutto così semplice, nelle relazioni uomo-donna: cuoricino o X, dentro o fuori, “per me è sì, per me è no”. Mi piace pensare che il mio aspetto (al netto di ogni dubbio, non particolarmente attraente ma nemmeno repellente) non c’entri.

Mi piace pensare che le cose belle succedono, magari col tempo, senza la fretta di un’app il cui fondamento è la velocità di scelta. Mi piace pensare che, se mai trovassi una persona fantastica e meravigliosa, aspetterei il momento giusto per dirglielo. Magari ci vorrà un giorno, magari un mese, forse un anno: dovrebbe essere il momento giusto però. Mi piace pensare di essere un romantico, a mio modo. Mi piace pensare. Hot or not.

 

P.S.

Mi piace tantissimo cercare scuse.

Gli uomini sono dei maiali

Gli uomini sono dei maiali. Questo potrebbe essere non solo il titolo o la sintesi, ma anche lo svolgimento e la seconda revisione di un ipotetico libro di antropologia intitolato “Il mondo degli uomini”. C’è poco da fare: gli uomini, a tutte le età, in tutte le situazioni, in tutti gli ambiti sono dei maiali. E l’essere maiali li porta ad agire da coglioni. Sempre. Bisognerebbe andare più a fondo nell’argomento, magari evitando di semplificare troppo, me ne rendo conto. Ma certe cose c’è da prenderle per come sono. Perciò non mi soffermerò a filosofare come faccio di solito ma illustrerò alcune situazioni tipo in cui gli uomini si rivelano per quello che sono.

Situazione 1: in coda alla biglietteria della stazione. L’uomo non ha alcuna fretta.

Lui si è appena messo in coda. La biglietteria è praticamente vuota: solo un paio di persone. Arriva una ragazza di corsa, trafelata, sudata, con i capelli appiccicati sulla fronte, il fiatone e una scompostezza raccapricciante. Gli chiede, boccheggiando: “ti prego, per favore, sto per perdere il treno, è urgente, posso passare?”. Lui la guarda di sfuggita, la sua analisi non dura più di un secondo netto: è sgraziata, in netto sovrappeso, i suoi lineamenti non sono per nulla delicati, somiglia vagamente al figlio di Cleveland Brown ed emana uno sgradevole odore di kebab o di ristorante cinese. Non immagina possibili moti di gratitudine interessanti da parte di lei. Le risponde mentendo in modo spudorato: “guarda mi dispiace ma parte tra pochissimo anche il mio, ma cerco di fare in fretta”. Lei risponde con un rassegnato “ok, grazie lo stesso”.

Risultato. Lui non aveva necessità immediata di prendere il treno, esce in strada e si accende una sigaretta. Dalla vetrata della stazione intravede la ragazza sgraziata guardare con sconforto il tabellone delle partenze, fare un gesto di stizza e portarsi le mani al viso. Lui è incuriosito, si avvicina per vedere meglio finché non sbatte il naso contro la vetrata. La ragazza è in lacrime sotto il tabellone delle partenze, in mezzo all’indifferenza della gente. Lui si rammarica: non gli costava niente farla passare. Non l’ha fatto. L’uomo si sente un coglione.

Situazione 2: in coda alla biglietteria della stazione. L’uomo è in orario.

L’uomo è in coda da 10 minuti, non c’è molta gente in biglietteria. Sarebbe il suo turno, quando la ragazza alle sue spalle gli chiede con aria disperata: “ti prego, mi faresti passare? Il mio treno sta per partire!”. Lui, nemmeno fosse uno scanner umano, la analizza da testa a piedi, cerca qualche punto di interesse e scopre che la ragazza possiede alcuni dei requisiti per essere ritenuta un soggetto appetibile: complessivamente è nella norma ed ha qualche chilo di troppo, in compenso però è formosa e ha un viso carino. L’uomo successivamente pensa a quali potrebbero essere i possibili moti di gratitudine di lei (sesso, sesso orale, sveltina nei cessi della stazione). Dopo un secondo passato a buttare un’occhiata al b-side, risponde: “Ma sì, passa pure.”

Risultato. Lei prende il treno, lui anche. Lui ovviamente non riceve nessun moto di gratitudine di quelli sperati ma solo un sincero “grazie!”. Per un paio di secondi pensa al bel gesto del tutto disinteressato che ha appena fatto. Dopo un altro secondo, come fosse colto da una brillante intuizione, scopre che il suo bel gesto non era del tutto disinteressato, e si rammarica per aver sperato davvero in uno di quei moti di gratitudine. Individua il colpevole di questa scoperta: il suo pistolino, il quale, reo di aver spinto il suo cervello a fare una buona azione con fini poco nobili, si vergogna e si ritrae come la testa di una tartaruga. L’uomo si sente un coglione.

uomo coglione

Situazione 3: in coda alla biglietteria della stazione. L’uomo è in ritardo.

L’uomo è in coda da ormai 35 minuti, sta per perdere il treno ma è quasi il suo turno. Arriva una ragazza carina (si badi bene: non immensamente gnocca, solo un po’ carina) che gli chiede con tono implorante “per favore mi faresti passare?”. Lui dopo tre lunghissimi secondi passati a guardare quegli occhi da cerbiatto smarrito, due secondi pieni a fissarle la scollatura e un altro secondo in cui pensa a quali potrebbero essere i possibili moti di gratitudine di lei (tra cui sesso, sesso orale, sesso orale a tortiglione, sesso anale, sesso violento, sesso maialo, sesso disperato e sesso di gruppo) risponde: “Certo, prego.”

Risultato. Lei prende il treno, lui lo perde. Lei non lo ringrazia nemmeno e allo sportello acquista due biglietti, uno per lei e uno per il suo (si suppone) ragazzo che la aspettava a pochi metri di distanza, il quale la bacia con la lingua dandole anche una veloce palpata al culo. Lui ha capito che il suo pistolino ha comandato il suo cervello. Si ripromette di non farlo più. Tre minuti dopo in coda al bar per prendere il caffè la scena si ripete più o meno con lo stesso copione. Si ripromette di non farlo più, ma in cuor suo l’uomo sa che succederà eccome. Comincia a pensare che il suo pene domini il suo universo. L’uomo non si sente un coglione. L’uomo è un coglione.

P.S.

Sia chiaro ai lettori che io sono un uomo. Chiudo dunque con un fallace sillogismo che lascerò completare a voi:

Gli uomini sono maiali.

Io sono un uomo.

….