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Barellacci e la cena romantica

Danilo Barellacci, come tutti gli uomini, a un certo punto della sua vita ha sentito la necessità di fare una sorpresa alla sua fidanzata Giovanna detta Nina.

Volendo stupire Nina, Barellacci decise non optare per il solito inflazionato regalo da fidanzati ma piuttosto di prepararle una cena romantica. Il problema di Barellacci è che non si è mai cimentato ai fornelli in vita sua: fino a 33 anni ha vissuto a casa dei genitori, e sua madre ha sempre provveduto a cucinare per tutta la famiglia.

Certo di poter affrontare qualsiasi ostacolo culinario e abbagliato dalla maestria con cui Carlo Cracco insulta i concorrenti di Hell’s Kitchen Italia, Barellacci aveva pianificato -quasi- tutto nei minimi particolari mesi prima.

Aveva comprato su Ebay una divisa professionale da chef per una cifra mostruosa, che, a detta del venditore (tale “PeppeSola96”) era stata autografata da Gordon Ramsay in persona. Curiosamente l’autografo di Ramsey compariva sotto l’ascella destra, al nome “Gordon” mancavano le vocali e “Ramsay” era scritto con la s al posto della m.

Barellacci inoltre aveva acquistato tramite telepromozione il famoso set di coltelli “Miracle Blade III serie perfetta”. Divorato dalla curiosità, però, aveva distrutto subito quattro dei coltelli del set tentando di segare nell’ordine: un ramo sporgente dell’acero del viale sotto casa, una scatoletta di piselli (preventivamente surgelata per l’occasione), uno scarpone da montagna di suo nonno alpino e la marmitta del motorino di suo cugino Piero.

Il vero errore di Barellacci fu decidere solo il giorno della cena cosa cucinare. Essendo naturalmente avverso alla creatività e al prendere decisioni, Barellacci chiese consiglio al suo collega Sacchetta, sedicente tuttologo e chiaramente esperto cuciniere, il quale gli consigliò “due cosine semplici, facili facili che sanno fare tutti: me l’ha detto uno chef stellato!”.

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Le due cosine semplici proposte da Sacchetta erano in realtà un estratto dal menù del ristorante “Il Coccio” di Livorno Ferraris in provincia di Vercelli, il cui cuoco (un pregiudicato ex inserviente dell’Autogrill, licenziato per un ammanco di cassa di circa 200€) proponeva indicibili schifezze a cui assegnava nomi altisonanti. Questo losco personaggio aveva però acquisito una certa fama nei paesi limitrofi per essere stato cacciato con ignominia e numerosi insulti alle selezioni di Masterchef.

Ad ogni modo, il menù consigliato da Sacchetta proponeva:

  • Antipasto: Musetto di maiale fondente con nocciole di Bronte, stracciatella di bufala e pinoli piastrati
  • Primo: Spaghettone integrale risottato con ragù di frattaglie, calamari e wan ton fritti grattugiati
  • Secondo: Piccione in crosta, carciofo al mascarpone e patata al bergamotto
  • Dessert: Torta al limone “a modo mio” (Sacchetta aveva confessato che si trattava della torta al limone confezionata del Mulino Bianco, a riguardo della quale nessuno aveva mai obiettato sulla qualità)

Barellacci al maiale fondente era già completamente disorientato, e non capiva cosa il porcello avesse a che spartire con il cioccolato: nell’imbarazzo più totale, vomitò e svenne.

Quando rinvenne mancavano solo due ore alla cena: Barellacci non trovò di meglio che cercare frettolosamente su Youtube la ricetta degli spaghetti al burro e salvia. Approdato sulla home page del Tubo però, si imbatté in un video dal titolo “Er Mutanda insulta Pappalardo in diretta TV”. Barellacci si concesse qualche momento di svago, convinto di poter preparare la cena in poco tempo.

Perse vergognosamente i seguenti 118 minuti a guardare i peggiori momenti trash della TV italiana dal 1971 ad oggi, e quando Nina entrò in casa lo trovò con la giacca da chef, senza pantaloni, a visionare “Iva Zanicchi caga in studio”. Barellacci si girò, vide la faccia disgustata di Nina, non disse una sola parola e mestamente si avviò verso il bagno.

La riproduzione automatica dei video di YouTube nel frattempo aveva avviato la proiezione di “Tutta la verità su Iva Zanicchi che caga in studio”.

Conclusero la serata al McDonald’s, in un silenzio orrendo.