Buongiorno mediocrità

Quando mi sento giù, triste, inutile, incapace e solo guardo il mio profilo Facebook. Comincio a compiangermi, a commentare nella mia testa ogni mio singolo post, criticandomi per la scarsa efficacia degli stessi e opinando anche le virgole. Poi, dopo un periodo di tempo variabile che va dai 2 ai 10 minuti a seconda del mio stato d’animo, clicco sulla scritta “facebook” in alto a sinistra, e ritorno alla home. E ritorno felice. Perché mi accorgo di valere qualcosa, mi accorgo di avere qualcosa da dire. Mi accorgo di non essere il peggio. Anzi. Penso a quelli che a quanto pare si vantano di non sapere la grammatica (mi fanno sentire un professorone) o a quelli che pubblicano foto per le quali bisognerebbe ripristinare la censura, ma quella seria (mi fanno sentire bello).

Sarà capitato a tutti di provare quella sensazione mista tra la gioia, il cinismo e la pura cattiveria che si scatena quando vediamo gli status di Facebook altrui. Non tutti gli status, ma quegli status. Quelli che ti fanno vergognare per i loro autori. Quegli status talmente assurdi che David Lynch e Luis Buñuel avrebbero eliminato dal copione di una ipotetica collaborazione perché giudicati troppo surreali. Alcuni social-utenti sono convinti che avere la possibilità di comunicare (potenzialmente) con il resto del mondo voglia dire farlo per forza. Nei modi più assurdi.

Noto nel mondo digitale (ancora più che in quello reale) un livello di improvvisazione che sconfina spesso nel dilettantismo. Gente che si improvvisa a tutti i livelli, gente che si erge a protettore della moralità, gente che millanta doti artistiche, gente che ostenta capacità fotografiche, altri che semplicemente fanno pesante sfoggio della loro mediocrità.

Una porcheria tra tutte: il post del buongiorno. Alcuni tra i miei amici di Facebook esordiscono con “Buongiorno!” al mattino e allegano una bella foto di Paperino, Topolino o Bugs Bunny. Questo dovrebbe essere il tuo buongiorno? Per la buonanotte ci metti il conte Dracula? O magari la foto di Pluto che dorme? Perché? Non sai dare il buongiorno ai tuoi ansiosissimi amici digitali senza l’aiuto di un personaggio dei cartoni animati coperto da copyright? Non ce la fai proprio a scrivere “Buongiorno a tutti!” e non allegare stronzate imperiali tipo quella che allego qui sotto, che tra l’altro fanno pure schifo? Un esempio:

cartolina buongiorno

 Cosa vorrebbe dire sta roba? Una rana con a fianco Topolino, al quale è appiccicata sopra una tazzina rosa? Ma cosa aveva in testa chi l’ha creata? Perchè la rana ha un cartello di legno con la scritta “Hello”? Perchè c’è scritto “Ecco il caffè.”? Perchè!? Si noti inoltre il watermark, segno della volontà dell’autore di rivendicare la paternità della propria opera e di tutelarsi da eventuali riproduzioni fuori contesto o addirittura “appropriazioni” non autorizzate. Questa immagine a mio parere sta alla coerenza grafica ed estetica quanto quelle cineserie che si trovano nei mercati rionali stanno al buon gusto.

Ecco il mio timore: siamo talmente tanto abituati alla mediocrità che perdiamo di vista il buon gusto troppo spesso. L’improvvisazione espressivo – grafico – editoriale che si può notare ogni giorno sui social network è sintomo di quel modo di pensare dilagante che si esprime in un semplice “facciamoci andare bene tutto”. Un inno al pressapochismo, che va a cozzare con il progresso culturale e la voglia di migliorare. In tutti i campi e in tutte le situazioni, infatti, siamo portati a migliorare quando vediamo davanti ai nostri occhi cose che NON sappiamo fare. La voglia di arrivare ad un livello superiore emerge forte quando siamo consci di dove vogliamo arrivare e non quando vediamo qualcosa che siamo già in grado di fare. Guardare la meravigliosa immagine del buongiorno con la combo Topolino-Rana-Tazzina non aumenterà la voglia di fare di meglio, al limite accrescerà l’autostima.

Sono certo che il creatore della suddetta immagine non avesse l’obiettivo di ostacolare il progresso culturale della società, e l’ho preso ad esempio in quanto espressione innocua (anche se altamente antiestetica) di questo fenomeno dilagante che è l’esibizione della mediocrità.

In definitiva: vale la pena doversi esprimere per forza sulla pubblica piazza? Vale la pena umiliarsi? Vale la pena lasciare una documentazione potenzialmente indistruttibile della propria incapacità? Queste domande vanno poste a colui che crea l’opera mediocre, ma ci sarebbero anche un paio di domande da porre a chi le condivide, dando così il via alla diffusione dell’opera stessa, rivelandosi il vero colpevole della mediocrità. Vale la pena rivelare i propri gusti estetici rischiando di essere messi alla graticola (virtuale) per colpa di queste fesserie? Vale davvero la pena essere considerati babbei per aver condiviso l’”opera” di qualcun altro?

La risposta che do io risiede in un vecchio adagio: è meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio.

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One comment

  1. Concordo in pieno e ho provveduto, appena fb me ne ha dato il potere, di selezionare le “notizie” sulla mia bacheca andando a inibire quegli individui che postano “buongiorno” e “buona notte” di dubbio gusto, per non parlare di altre atroci condivisioni!

    Sa

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